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Terra dei Preti

23,70

Bianco Macerato  Umbria
Società Agricola Collecapretta    Trebbiano Spoletino 100%

 

Denominazione: Umbria IGT
Annata: 2018
Formato: 0,75 l
Certificazione: Biologico

Suolo: Argilloso, sassoso
Estensione del vigneto: 3 ha
Tipo di impianto: Guyot
Densità ceppi per ha: 3.000 ceppi per ha
Età media del vigneto: 68 anni – Vigna Vecchia

Produzione media per ha: 40 ql/ha
Vinificazione e affinamento: Macerazione sulle bucce per 4/10 giorni (a seconda del procedere della fermentazione). Svinatura con torchio manuale e pressatura soffice. Affinamento in acciaio. Decantazione: un solo travaso a primavera
Solforosa totale: 18 mg/l – Senza Solfiti Aggiunti
Bottiglie prodotte: 2.865

Disponibilità: 6 disponibili

Curiosità

È il vino che per eccellenza rappresenta l’attaccamento alla tradizione: in antichità il trebbiano spoletino veniva prodotto solo così e noi lo abbiamo riproposto con entusiasmo ed estrema felicità anche per ricordare nostro nonno che lo chiamava “il mio ribollito”” Annalisa Mattioli

Suggestione d’Autore

“Berlo, per noi, significa rinnovare ogni volta la nostra identità” Annalisa Mattioli

Chicche d’uva – Pillole sul mondo del vino

Il trebbiano spoletino è un vitigno autoctono umbro riscoperto negli ultimi anni, è un’uva storicamente presente nell’area di Spoleto, Trevi e Montefalco, le quali viti erano allevate ad alberata, maritate alle piante di olmo o acero. La cosiddetta “vite maritata” ovvero “sposata” è un antico metodo di coltivazione risalente agli etruschi, che utilizza le piante come guide, lasciando alla vite libera espressione di vigoria. Questo tipo di coltivazione, è figlia di un’agricoltura in cui convivevano più coltivazioni andando a definire un paesaggio rurale che ha rappresentato per secoli, fino al secondo dopoguerra, il volto del territorio.

Dagli anni sessanta, la progressiva meccanizzazione agricola ha radicalmente cambiato il volto della campagna, alle “viti maritate” si sostituivano coltivazioni estensive. Oggi le poche piante di vite maritata rappresentano la testimonianza reale dell’archeologia della vite.

Fino a qualche anno fa erano pochissimi i produttori di trebbiano spoletino, oggi quasi tutti i produttori della zona, hanno investito su questo vitigno, producendo almeno un’etichetta. Gli ettari vitati quindi, pur essendo ancora pochi, sono in costante crescita.

Il nome trebbiano può confondere, il trebbiano spoletino, infatti, differisce dal trebbiano toscano, dal trebbiano di Soave o dal trebbiano abruzzese, essendo un’uva che produce vini freschi ed eleganti, con note fruttate, cenni tropicali e una buona complessità espressiva.

È un vitigno tardivo, che anche a piena maturità fenolica, conserva un’elevata acidità ed è proprio grazie a questa caratteristica che viene considerato un vitigno molto duttile, adatto a produrre spumanti, vini fermi, macerati e passiti. La sua straordinaria versatilità lascia spazio a molteplici interpretazioni stilistiche che lo rendono estremamente affascinante. È un vino che rifugge dalla standardizzazione, rivelando ogni volta una nuova sorprendente sfaccettatura. Possiede, inoltre, un’ottima capacità d’invecchiamento, con interessanti evoluzioni olfattive che possono sfociare anche su note di idrocarburo. Oltre alla naturale flessibilità del vitigno, bisogna considerare il fatto che molte cantine sono in fase di sperimentazione, alle prese con le prime vinificazioni. Questa molteplicità è una fonte di ricchezza espressiva, su cui costruire il futuro di questo vino con una strada da percorrere tutt’altro che unica e omologante.

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