Pillole sul mondo del vino: Etna DOC

l disciplinare dell’Etna DOC è il più antico della regione Sicilia datato agosto 1968. L’Etna Rosso DOC, nello specifico, è prodotto principalmente da uve Nerello Mascalese (minimo l’80%) con la previsione facoltativa di una piccola aggiunta di Nerello Cappuccio (fino ad un 20%). La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Etna” ricade nella provincia di Catania e comprende i terreni di parte dei territori dei comuni di Biancavilia, Santa Maria di Licodia, Paternò, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande, Aci Sant’Antonio, Acireale, Santa Venerina, Giarre, Mascali, Zafferana, Milo, Sant’Alfio, Piedimonte, Linguaglossa, Castiglione, Randazzo.

La provincia di Catania ed i paesi etnei sono la terra della più antica civiltà agricola siciliana; le prime testimonianze di comunità agricole sono riferite al Neolitico. Questa parte della Sicilia orientale fu la prima ad essere colonizzata dai greci (729 a.C.) e nell’VIII sec. a.C. già conobbe il vino e la vite.
Tra il 1880 ed il 1885 Catania era la provincia siciliana più vitata con oltre 90.000 ettari di vigneto; ma l’invasione della fillossera nei primi del 900 dimezzò gli ettari vitati portandoli a 40.000. Inoltre, la riduzione della superficie vitata nel tempo è dovuta anche alle frequenti eruzioni dell’Etna e alle oggettive difficoltà di una viticoltura cosiddetta “eroica”, dove i vigneti a causa delle forti pendenze sono in larga parte terrazzati e dove, proprio per questa caratteristica, le operazioni colturali avvengono in maggior parte manualmente comportando così costi molto alti.


Uno degli abbinamenti più suggestivi con l’Etna rosso è appunto la “pasta al sugo dei vendemmiatori” maccheroni con estratto di pomodoro, cipolla, abbondante olio d’oliva e pecorino siciliano stagionato grattugiato. Un abbinamento evocativo della tradizione agricola e rurale etnea.

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